Comunicazione del 27 agosto 2019 all’Assemblea di apertura Anno scolastico

@ Istituzione Nidi e Scuole del Comune di Reggio Emilia

Voglio aprire questa mia breve comunicazione ringraziando a mia volta il Sindaco, l’Assessora e la Giunta. È per me infatti un grande piacere poter dare un contributo all’esperienza dei Nidi e delle Scuole di Reggio Emilia, verso la quale provo un senso di riconoscenza e un debito culturale che mai riuscirò a colmare.

Uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare la proposta di assumere la Presidenza è legato anche al lavoro che svolgo in IBE-UNESCO, ovvero lo sviluppo di politiche per la prima infanzia nei paesi ad economia emergente.

In tutto il mondo c’è un grande fermento attorno alla prima infanzia dopo che diverse ricerche ne hanno dimostrato il valore non solo educativo e sociale, ma anche economico. Più evidenze dimostrano infatti che un investimento di risorse economiche sulla prima infanzia porta un Ritorno di Capitale superiore a qualsiasi altra forma di investimento.

Non solo: questo investimento deve essere fatto in strutture, istituzioni, iniziative e servizi di qualità. Non basta investire: bisogna farlo bene. E bisogna farlo mantenendo in capo al pubblico quella che in gergo noi chiamiamo la ownership, ovvero la proprietà, intesa non solo in termini economici e gestionali, ma anche di consapevolezza e di pensiero.

Quando parlo di servizi non mi riferisco solo all’ambito educativo. Nel lavoro che facciamo con i paesi ad economia emergente, ciò che proponiamo è quello che noi chiamiamo un sistema olistico per la prima infanzia, che include, oltre a nidi e scuole, anche la protezione sociale, la protezione giuridica, la protezione economica, la salute, l’accompagnamento allo sviluppo e la corretta e necessaria nutrizione.

Paesi che hanno iniziato questo percorso stanno immediatamente ottenendo risultati tangibili, perché se è vero che un lavoro di sistema porta evidenze di miglioramento della condizione della prima infanzia in un tempo ragionevolmente dilatato, vi è invece un immediato riscontro, ad esempio, sulla occupazione, soprattutto femminile, ma anche in termini di salute, quando si tratta di vaccinazioni che portano ad una sopravvivenza di bambini e bambine altrimenti a rischio, oppure ancora di miglioramento delle condizioni del parto, con benefici che credo si possano immaginare.

Mi rendo conto che tutto questo può sembrare poco interessante a Reggio Emilia, dove tutti questi servizi sono all’avanguardia, ma rientra nelle mie ragioni che voglio condividere con tutte e tutti voi.

Vi è però una ragione ancora più politica per cui gli investimenti sulla prima infanzia sono, a mio parere, fondamentali. Paesi che hanno alti tassi di frequenza a nidi e scuole sono i paesi che più di tutti “tagliano” il ciclo intergenerazionale della povertà. I servizi educativi permettono infatti a bambine e bambini di essere realmente protagonisti del proprio progetto di vita, senza dipendere più di tanto dalla condizione economica dei genitori e dei nonni. E questo, a Reggio Emilia, alla fine del secolo scorso, credo sia stato molto visibile.

Un’altra ragione, che guarda più all’ambito sociale, è il fatto che paesi che investono in prima infanzia sono paesi dove vi è una più equa ridistribuzione del reddito, e dunque maggiore giustizia sociale. L’indice Gini ci dice che c’è una correlazione diretta tra servizi per l’infanzia e giustizia sociale. E di giustizia sociale in questo momento l’Italia ha molto bisogno.

Trovo dunque molto appropriato il proverbio liberiano che dice:

Non c’è valore dove non c’è infanzia.

Tutto questo per dire quanto sia importante l’esperienza di Reggio Emilia, che è in sé un prototipo di ciò che una realtà cittadina dovrebbe fare per l’infanzia e con l’infanzia. E per portarmi a dire di nuovo grazie al Sindaco, all’Assessora e anche a tutte e tutti voi per quello che avete fatto e che fate.

Il mio approccio a questa esperienza sarà soprattutto di ascolto, per conoscere e capire meglio la complessità e la contemporaneità dei Nidi e delle Scuole. Mi piacerebbe trovare occasioni di confronto con i collettivi e con gruppi di lavoro significativi, per ascoltare e per poter avere un confronto sui contenuti ma anche sulle forme organizzative che avete dato e che date al fare educativo. Spero che questo sia possibile.

Reggio Emilia è anche un esempio di sistema educativo integrato, forse uno dei più compiuti. E la partnership con i soggetti gestori privati è certamente uno degli elementi che concorre sia all’universalità della proposta educativa reggiana, sia alla qualità. Le occasioni di dialogo, proprio a Reggio Emilia, sono cresciute negli anni, portando a confronti sempre più fecondi di scambio. Reggio Emilia, in questo senso, e stato un laboratorio precursore della costruzione di un ibrido istituzionale. E come spesso ricorda Pepe Mujica, ex presidente della Repubblica di Uruguay,

La genetica animale ci insegna che non c’è niente di più vigoroso degli ibridi.

L’Istituzione è quella forma di ownership che citavo prima: il modo in cui la Città di Reggio Emilia è riuscita a costruire pensiero educativo, progettuale ed organizzativo, ad autoformarsi e a fare ricerca su se stessa ed insieme ai bambini. Per questo credo che la gestione diretta dei nidi e delle scuole comunali dell’infanzia sia il driver di questa storia e il punto di riferimento del nostro lavoro passato, presente e futuro.

I Nidi e le Scuole possono, tra l’altro, avvalersi di strumenti istituzionali come il Centro di Documentazione e Ricerca Educativa, dove ho avuto la fortuna di lavorare per tre anni, ma anche il Laboratorio Rodari o il Laboratorio Video, o ancora Re Mida e tanti altri. Inoltre, l’Istituzione è parte di un sistema che include Reggio Children e la Fondazione, trovando così non solo dei partner di ricerca e approfondimento, ma anche alleati nel proprio dialogare col mondo intero. La funzione di Reggio Children e della Fondazione sono pertanto fondamentali ed insostituibili. Questo dialogo col mondo deve vederci protagonisti di un dibattito che, partendo dalla ricerca educativa, può allargarsi ad altre sfere dell’agire umano, perché credo che il messaggio di cui siete portartici e portatori abbia un valore universale, anche di solidarietà, che soprattutto oggi, e soprattutto in Italia, è necessario diffondere ma anche mettere in gioco.

L’ultimo pensiero mi riporta al nostro lavoro educativo e anche in questo caso vorrei portarvi un pezzo di saggezza africana e in particolare della popolazione guineana, che dice:

La conoscenza è come un orto. Se non la coltivi, non puoi aspettarti un raccolto.