stay human

25 maggio 2019

Risulta inquietante l'indifferenza delle persone di fronte a ciò che accade nel mediterraneo. Sembra quasi che le persone che affondano sulle barche non siano delle persone ma degli essere definiti da una linguistica assolutamente de-personalizzante (es. “migranti”). Credo sia noto a tutti che queste persone fuggono da condizioni di pericolo esistenziale, sia esso generato da guerre, crisi eco-ambientali, degrado civico ed economico. Eppure la narrazione corrente è riuscita a rendere queste persone qualcosa d'altro. Eppure si tratta di padri, madri, figlie e figli. Si tratta di persone che soffrono, che hanno paura, che hanno freddo la notte, che hanno le stesse speranze e gli stessi imbarazzi di ognuno di noi. Eppure, di fronte a questo nuovo olocausto, parole come “crociera” o “pacchia” ancora si sentono dire senza che vi sia più un minimo di pudore. Eppure, anche le persone che le pronunciano sono umane. Almeno biologicamente. Emerge drammaticamente una scissione tra la propria essenza umana e la capacità di riconoscere lo status di umano ad altri ed altre. Di fronte a questo, restiamo umani.